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UNICEF NOTA INFORMATIVA BAMBINBA BIELORUSSA 

Nota informativa sulla vicenda della bambina bielorussa di Cogoleto (GE)

Roma, 25 settembre 2006 - Mentre la vicenda di Maria, la bambina bielorussa ospite di una famiglia di Cogoleto (GE) e della quale si sono perse le tracce da diversi giorni, sembra avviarsi verso una soluzione, l'UNICEF Italia risponde alle numerose sollecitazioni pervenute al suo indirizzo rendendo nota la propria posizione sulla questione.

 
Logo UNICEF 1946-2006

La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia deve orientare ogni scelta

Tre principi guida che emergono con chiarezza dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia sono alla base dell'azione dell'UNICEF e ne orientano programmi e interventi in tutti i paesi in cui opera, in particolare quando si affrontano le questioni dell'abbandono e dell'istituzionalizzazione: . 

 
  1. Nelle questioni e situazioni "difficili" e conflittuali che riguardano casi di bambini, il criterio guida deve essere sempre l'interesse superiore del bambino, che deve prevalere - anche legalmente - su ogni altra considerazione.
  2. Il bambino deve essere ascoltato su ogni questione che lo riguarda, prevedendo modalità e forme di ascolto adeguate alla sua età e protette, che evitino interferenze esterne e manipolazioni.
  3. La famiglia è il luogo migliore per un bambino e tutti gli interventi devono tendere al sostegno e alla prevenzione dell'abbandono, e in caso di separazione alla riunificazione familiare; ove ciò non sia possibile, l'affido familiare e, in caso, l'adozione nella comunità di origine devono essere privilegiati, ricorrendo all'istituzionalizzazione solo in via transitoria e all'adozione internazionale solo quando non siano possibili altre soluzioni
 

I punti fondamentali di una visione "a misura di bambino"

 

In concreto la politica dell'UNICEF nei 156 paesi in cui opera, anche in linea con le Raccomandazioni scaturite dalla giornata dedicata ai "Bambini senza cure parentali" dal Comitato ONU sui diritti dell'infanzia (16 settembre 2005), punta alla prevenzione dell'abbandono, mettendo l'accento su:

  • la non separazione dei bambini dal loro ambiente familiare e sociale
  • il sostegno alla famiglia e la promozione (anche con campagne informative) della genitorialità
  • la creazione di agili strutture pubbliche o private di supporto e servizi diurni
  • la formazione del personale locale di assistenza sociale e degli operatori per l'infanzia
  • la riunificazione familiare dei bambini soli o abbandonati, incluse tecniche di individuazione e ricerca dei familiari nelle situazioni di emergenza (guerre, calamità naturali)
  • la trasformazione di istituti e centri di accoglienza in piccole strutture "amiche dei bambini" di transito, che favoriscano il ritorno in famiglia (d'origine o affidataria)
 

La vicenda di Cogoleto: diritti della bambina, non su di essa

 

A proposito del recente caso della bambina bielorussa, sottratta e nascosta dalla famiglia ospitante alla fine del periodo concordato di soggiorno temporaneo in Italia, l'UNICEF Italia ricorda che solo nell'Europa centrale e orientale sono ancora un milione e mezzo i bambini che vivono al di fuori della famiglia, e che di questi 900.000 vivono in istituti.
 
Negli istituti le violenze sono molto diffuse - come hanno dimostrato le ricerche preliminari per lo Studio sulla violenza sui minori promosso dal Segretario Generale dell'ONU (che verrà presentato il prossimo 12 ottobre).

L'UNICEF Italia esprime preoccupazione perché, al di là della situazione di illegalità che si è determinata e della eccessiva esposizione mediatica, appare evidente che l'interesse superiore della bambina non viene considerato da nessuna delle parti in causa, e che al momento non esistono le condizioni per un ascolto effettivo del parere della bambina.
 
Le violenze denunciate dalla famiglia ospitante, che la bambina avrebbe subito nell'istituto in Bielorussia, e la conseguente volontà di restare in Italia non sono state sinora oggetto di un ascolto diretto, libero da manipolazioni e influenze, che consentirebbe anche di bloccare il ripetersi degli abusi. La preoccupazione dominante sembra essere, da ogni parte, quella di avanzare diritti sulla bambina, in nome e per conto della quale si agisce e si opera.

Il corto circuito per cui una famiglia temporaneamentr ospitante si trasforma nel linguaggio dei media e nella propria visione in "genitori" è preoccupante, perché dimostra purtroppo ancora una volta la sostanziale assenza in Italia di una cultura dell'affido familiare come strumento al servizio dell'interesse dei bambini, e il prevalere invece del presunto "diritto ad essere genitori", come dimostra del resto il paradosso per cui, a fronte di alti numeri di minori in istituto, molto poche sono le famiglie affidatarie mentre rimane alta - e insoddisfatta - la richiesta di adozioni.

 

L'UNICEF Italia vede quindi con grande favore l'azione promossa dal Ministero della Giustizia, sperando che riesca, nel rispetto della legalità nazionale e internazionale, a:

  • portare a una difesa autentica dei diritti della bambina ad essere ascoltata e assistita
  • avviare un'accertamento sui casi di violenza nell'istituto in questione
  • porre le basi per aiutare tutti i bambini bielorussi in condizioni di abbandono a vivere in un ambiente familiare
 

Per saperne di più