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ATTI GIUDIZIARI 5 MANGIA IL TUO VOMITO
Anno 2002 MANGIA IL TUO VOMITO” Ad Ugento in provincia di Lecce, era una delle punizioni inflitte ai bambini che una coppia di coniugi e la loro figlia avevano in custodia presso un istituto per minori. I tre sono stati arrestati. Più che un Istituto un vero Lager. Ugento (Lecce) Punivano i bambini con pizzicotti, calci e schiaffi, oppure li picchiavano con una mazza e li chiudevano in una stanza, al buio. Ai più forti di carattere offrivano a colazione latte e pane raffermo che in alcuni faceva venire da vomitare. In questi casi, il rigurgito doveva essere ingerito dagli stessi ospiti “puniti”. A giudicare soltanto da alcuni degli episodi di maltrattamenti e violenze contestati dagli inquirenti, assume l’aspetto di un vero e proprio lager il centro cui il tribunale per i minorenni, di Lecce spesso affidava bambini sottratti alle famiglie. La maggior parte dei reati attribuiti riguarda i due coniugi che gestivano l’istituto di accoglienza per minorenni il “Cenacolo” di Ungento, arrestati oggi dai carabinieri con la loro figlia. Le persone catturate sono Antonio e Clementina Spennato, di 44 e 43 anni, e la loro figlia Erika, di 22, che lavorava come impiegata nell’istituti. Quest’ultima è accusata solo di aver compiuto abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni. L’accusa di violenza sessuale contestata a Erika Spennato fa riferimento in sostanza ad atti di libidine che la ragazza avrebbe compiuto, circa due anni fa, con un ragazzo, che all’epoca dei fatti, aveva 15 anni, anch’egli ospite del centro. I due hanno accertato i militari avevano allacciato una relazione sentimentale e stavano insieme. Secondo gli investigatori, quindi tra la giovane e il ragazzo sarebbero avvenuti atti di libidine col consenso di entrambi, anche se la legge sulla violenza sessuale considera reato qualsiasi atto sessuale compiuto con subalternità (in famiglia, in ambienti ai quali sia stato affidato, etc). I due coniugi sono invece accusati di maltrattamenti, minacce, ingiurie, lesioni e sequestro di persona nei confronti di molti dei 16 minorenni (di età compresa tra i due e i 17 anni) che sono ospitati nel centro, su disposizione del tribunale per i minorenni di Lecce che li aveva affidati alla struttura di accoglienza dopo averli tolti alle famiglie d’origine.
A quanto si è appreso, i maltrattamenti venivano compiuti nei confronti di bambini e ragazzini “a scopo educativo”. In un caso affermano i militari uno degli ospiti della struttura sarebbe stato colpito al capo con una mazza, in altri casi alcuni bambini sarebbero stati chiusi nelle loro camere al buio. Un altro, invece, secondo l’accusa, sarebbe stato costretto a lavarsi i denti con una spazzola “che gli veniva infilata in bocca con violenza fino a fargli sanguinare le gengive”. In altre occasioni, secondo le indagini, i minorenni erano costretti a mangiare anche quando non volevano, oppure digiunare. Chi si ribellava e protestava veniva minacciato con frasi del genere: “Sarai trasferito in istituti terribili dove ci sono persone cattive e lontano dai tuoi amichetti. I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 1998 e il 2002 e sono stati accertati dopo che i carabinieri della compagnia di Castrano hanno verificato voci sui maltrattamenti che provenivano dall’interno della struttura. Durante le indagini a quanto si è potuto sapere i militari hanno accolto anche persone che lavorano (o lavoravano) all’interno dell’istituto, che avrebbero confermato i maltrattamenti di cui sarebbero stati vittime gli ospiti. Oltre a sequestrare l’Istituto di via degli Acquarelli, i militari hanno apposto i sigilli anche all’altra sede del centro, in via Manzoni 25, sempre ad Ugento. Il avoro dei beni sequestrati ammonta a circa 500.000 eruro. (16/1/02) UNGENTO – IL TRIBUNALE DEI MINORI: NON E’ NOSTRO COMPITO VIGILARE SU ISTITUTI DI ACCOGLIENZA. Le relazioni degli assistenti sociali erano tutte positive. Resta il dubbio di chi siano le responsabilità per i maltrattamenti subiti dai bambini. L’AIBI: CI COSTITUIAMO PARTE CIVILE. Lecce: Il tribunale per in Minorenni non ha funzioni ispettive; i controlli sulle strutture che vengono via via utilizzate per l’assistenza ai minorenni non competono quindi ai tribunali minorili. Lo sottolinea il presidente del tribunale per i minorenni di Lecce, Maria Rita Verardo, a proposito della vicenda che ha rilevato un luogo di violenze fisiche e psichiche in una struttura di Ugento, Il cenacolo, nella quale proprio il tribunale talentino per i minorenni, sin dal 1998, invia bambini e ragazzi sottratti alle loro famiglie per motivi diversi. Il titolare del centro, la moglie e la figlia sono stati arrestati ieri. Nell’istituto secondo i carabinieri, il pm Carolina Elia e il gip del tribunale di Lecce Pietro Baffa – i bambini sarebbero stati sottoposti a gravi violenze e maltrattamenti, fisici e psicologi. Secondo il presidente Verardo, le relazioni che giungevano trimestralmente ai giudici minorili erano tutte positive al punto che nessuno dei magistrati per i minorenni avrebbe mai avuto sentore di quel che invece contestano gli inquirenti al titolare della struttura e alla moglie. Il presidente del tribunale per i minorenni di Lecce esprime sdegno per un fatto orrendo, mostruoso, che getta fango sull’operato del tribunale minorile. Non avrei mai immaginato aggiunge di avere a che fare con persone dalla personalità distorta, patologica, capaci di camuffare la loro vera natura con comportamenti ingannevoli solo in apparenza amorevoli nei confronti dei minori, quasi di un attaccamento morboso, riuscendo ad eludere anche controlli più rigidi. Per i controlli prosegue il presidente ci affidiamo a chi opera direttamente sul territorio, ai consultori, al Comune, ai carabinieri, ma soprattutto ai servizi sociali: sono loro che espletano per contro nostro una funzione ispettiva. Sono loro che ogni trimestre relazionano sull’andamento di un istituto e sulla sua idoneità. Nel caso di Ungento, tutte le relazioni che ci sono pervenute erano positive tali da non ingenerare sospetti di presunti abusi. Per il presidente Verardo, anche i ragazzi nei colloqui con i giudici si sono sempre dimostrati contenti della sistemazione, perché in quel centro avevano trovato finalmente un calore familiare. Infatti aggiungo per la maggior parte si tratta di ragazzi che di fatto non hanno una famiglia, e che proprio per questo il tribunale aveva deciso di affidare alla casa-famiglia di Ungento, che sci sembrava la sistemazione logistica migliore,d a come si evinceva dalle relazioni delle operatrici sociali. Posso dire che nessuno dei miei giudici dice ancora il Presidente del tribunale talentino per i minorenni ha mai avuto sentore di qualcosa. In passato abbiamo avuto notizie di alcuni dissapori che c’erano all’interno dell’istituto, di un malfunzionamento dal punto di vista amministrativo ma mai di violenze. Solo una volta un’operatrice ci segnalò che un ragazzino era stato schiaffeggiato dai titolari e per questo convocammo i titolari per poi sapere che lo avevano fatto perché perché si era responsabile di un furto. Ho piena fiducia nella giustizia penale conclude Verardo perché faccia piena luce sulla vicenda, da parte mia posso dire che da ora in poi i controlli saranno intensificati 17 ottobre ‘02 UGENTO – RESTANO IN CARCERE I GESTORI DE IL CENACOLO Lecce : Restano in carcere Antonio,Clementina ed Erica Spennato, padre, madre e figlia arrestati il 16 ottobre scorso nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla luce maltrattamenti e abusi perpetrati nei confronti dei minori ospitati nel centro di affidamento Il Cenacolo di Ugento (Lecce). Il gip di Lecce Pietro Baffa ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata ieri nel corso dell’interrogatorio dai legali difensori degli arrestati, negando anche la concessione degli arresti domiciliari. Una decisione maturata ha detto il gip dall’esigenza di mantenere la custodia cautelare per il timore di una reiterazione dei reati. I legali difensori dei tra hanno già depositato il ricorso contro la decisione del gip presso il tribunale del riesame chiedendo l’immediato annullamento dell’ordinanza o in alternativa i domiciliari. Nei prossimi giorni,intanto, saranno interrogate dal pm altre operatrice del centro che hanno prestato servizio fino a pochi giorni prima della chiusura e saranno nuovamente sentiti i 16 ragazzini ospiti del centro. Al fascicolo dell’inchiesta si è aggiunta anche la denuncia di una coppia di Ruttano (Lecce), secondo la quale il figlio minore sarebbe stato trattenuto arbitrariamente nella struttura mentre con i genitori era andato a far visita a due fratelli che erano ospitati nel centro. 19 ottobre 02 LECCE – IL TRIBUNALE SAPEVA DEI MALTRATTAMENTI AI MINORI Denuncia del legale di un genitore. Dal relativo fascicolo, sono scomparsi solo e soltanto la copia della denuncia e il verbale di udienza che ne attestava l’avvenuto deposito. Lecce: Il difensore del padre di un bambino dato in affidamento dal tribunale per i minorenni di Lecce ad un centro di accoglienza convenzionato, Avv. Andrea Falcetta, denuncia che , a differenza di quanto sostenuto dalla presidente dello stesso tribunale, almeno in un caso è dimostrato che in realtà sapeva dei maltrattamenti subiti dai bambini, negli istituti convenzionati con il tribunale dei minori. Il 29 dicembre 2000 il legale depositò in udienza, nell’ambito di una causa assegnata alla presidente del Tribunale per i minorenni di Lecce, dott.ssa Verardo, una denuncia firmata dal dott. Massimo Cortinari del Policlinico di Bari relativa all’avvenuta somministrazione di psicofarmaci, all’interno del centro di accoglienza, Nostra Famiglia di Ostini (Brindisi), al bambino il cui padre è difeso dall’avv.Falcetta in un giudizio appunto sui maltrattamenti subiti dal figlio. Non posso credere rileva il legale che la Presidente non abbia letto il verbale dell’udienza di una causa che si era autoassegnata, senza contare che pochi giorni dopo, dalla mole immensa del relativo fascicolo, sono scomparsi solo e soltanto la copia della denuncia di Cortinari e il verbale di udienza che ne attestava l’avvenuto deposito, il che rende inquietante la cosa. Inoltre, aggiunge, nei confronti della dott.sssa Verardo, da parte anche di altri legali, sono state presentate numerose denunzie per reati vari ( principalmente per omissione di atti d’ufficio) , ma anche per concorso nei maltrattamenti subiti dal figlio del mio assistito all’interno della suddetta casa famiglia, maltrattamenti accertati anche da una ispezione disposta dalla Regione Puglia a seguito di un nostro circostanziato esposto, nel quale si indicavano con nome e cognome gli assistenti sociali coinvolti nella vicenda. L’avv. Falcetta assicura che copie degli esposti e delle denunce sono state da tempo inviate anche al Ministro della Giustizia: sarebbe perciò giunto il momento conclude che costui si decidesse a ordinare una ispezione con monitoraggio di tutti i fascicoli di affidamento e adozione. Le accuse al tribunale per i minorenni di Lecce sono venute in seguito all’arresto di tre persone, padre, madre e figlia, che gestivano il centro Il Cenacolo di Ungento (Lecce), all’interno del quale sarebbero stati compiuti maltrattamenti e abusi sui 16 ragazzi dati in affidamento appunto dal tribunale. 20 ottobre 2002 LEGALE CHIEDE ISPEZIONE IN TRIBUNALE MINORE DI LECCE Servirà ad accertare eventuali abusi di omissioni compiuti nell’ambito delle procedure per l’affidamento e l’adozione di diversi bambini ed è stata chiesta dall’avv.Andrea Falcetta. A Mirabella forse hanno espiantato gli organi. BARI – Un’ispezione ministeriale presso il Tribunale per i minorenni di Lecce per accertare eventuali abusi ed omissioni compiuti nell’ambito delle procedure per l’affidamento e le adozioni di diversi bambini è stata chiesta al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, dall’avv.Andrea Emilio Falcetta, che assiste una famiglia a cui è stato tolto un figlio. L’annuncio è stato dato dal legale nel corso di una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a Bari nella sede dell’Unione Italiana Ciechi. Un’analoga richiesta, che non ha avuto seguito, era stata avanzata nel marzo del 2002 dal prof.Sergio Starace presidente del comitato permanente per la tutela dei genitori, presente anche lui alla conferenza stampa. Alcuni componenti del comitato tempo fa, per protestare contro i giudici si incatenarono e presidiarono per due mesi e mezzo, giorno e notte, l’estenro del Tribunale per i minorenni di Lecce e per altri 15 giorni fecero lo sciopero della fame. In una lettera aperta al ministro Castelli, l’avvocato Falcetta scrive che sono 28.000 in tutta Italia i bambini ospiti di case famiglia gestite dai privati i quali, grazie ad una incredibilmente efficiente rete di convenzioni con gli enti locali si spartiscono una torta di complessivi 2000 miliardi di vecchie lire ogni anno Da qui la conclusione del legale che è necessario fare anche indagini patrimoniali a carico di chi si occupa di affidamenti e adozioni, di chi prepara segnalazioni e relazioni da inviare alla magistratura perché i bambini sono diventati loro malgrado il business del nuovo millennio. Vogliamo l’ispezione ha concluso il legale epr sapere se in nostri sospetti sono fondati, vogliamo che il ministro ci risponda, anche per dirci che non è vero nulla, e che si assuma le sue responsabilità. Il prof. Starace ha invece annunciato che i componenti del comitato faranno una forte protesta sotto il ministero della Giustizia. 28 gennaio 2003 Prospettive assistenziali, n. 141, gennaio-marzo 2003
VIOLENZE E SEVIZIE SUI BAMBINI RICOVERATI IN ISTITUTO: SIAMO ANCORA IL PAESE DEI CELESTINI Da molti, troppi anni negli istituti di assistenza ai minori, soprattutto in quelli privati, si verificano episodi di gravi violenze. Ancora una volta ricordiamo che i fatti rilevati dall’Autorità giudiziaria nei confronti di alcuni operatori dell’istituto Maria Vergine Assunta in Cielo di Prato, noto come l’istituto dei Celestini, riguardavano: punizioni particolarmente sadiche inferte ai bambini ricoverati (bastonate, frustate, schiaffi, leccare la propria pipì o il pavimento, essere legati a crocifisso sotto il letto o ai piedi di esso, privazione del cibo, ecc.), condizioni igieniche disastrose, abiti lerci, grave ritardo nello sviluppo intellettivo della maggior parte dei fanciulli, omissione dei controlli sanitari, ecc. (1). Non possiamo nemmeno dimenticare che a seguito di un sopralluogo all’istituto di Grottaferrata (Roma) era emersa la seguente allucinante situazione: «vi trovarono 13 ragazzi (gravemente handicappati, ndr) in coppie su sette lettini, tranne l’A. che dormiva solo, ciascuno con la testa verso la spalliera e legati tra loro per le gambe. Anche le braccia erano avvinte, mediante catenelle assicurate con lucchetti o con legacci di stoffa, alle opposte spalliere del letto; l’ambiente era impregnato di fetore» (2). Da notare che la vicenda dell’istituto dei Celestini durò ben 32 anni e quella di Grottaferrata 18. In questi periodi vi furono ispezioni, denunce, esposti, ma a tutela dei minori ricoverati non venne presa nessuna decisione fino alle rispettive chiusure ordinate dall’Autorità giudiziaria. Anche se a seguito della campagna condotta dall’Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie), dall’Ulces (Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale) e da altre organizzazioni, si è notevolmente ridotto il numero degli istituti in cui vengono segnalati maltrattamenti (conseguenza anche della riduzione dei minori ricoverati dai 310 mila del 1962 agli attuali 20-25 mila), ancora una volta è emerso un caso sconvolgente. Come riferisce Il Giornale del 17 ottobre 2002 «Il centro di accoglienza era un centro di torture, dove l’orrore era coperto da una cappa di silenzio e omertà; quelle quattro mura che dovevano ridare una speranza erano, invece, un lager per bambini e ragazzini, dove tante storie diverse finivano inesorabilmente in un unico, drammatico destino segnato da violenze, pestaggi, maltrattamenti. Alla fine, i titolari del centro Il Cenacolo a Ugento, in riva allo Ionio che bagna il Salento, sono stati arrestati dai carabinieri: sono padre, madre e figlia, quelli che gestivano una struttura dalla facciata rassicurante dove venivano ospitati bambini e ragazzini tra i 2 e 15 anni, approdati laggiù su disposizione del Tribunale per i minorenni di Lecce. Ma nessuno sapeva che cosa ci fosse oltre la porta del centro: lo hanno scoperto i carabinieri al termine di indagini scattate dopo la denuncia di un’assistente sociale, che ha raccontato tutto. La donna ha detto di avere subito violenza sessuale e ha parlato delle violenze subite dai bambini, ha spiegato come andavano le cose in quella specie di prigione dove l’orrore rimbalzava sul muro di gomma dell’omertà (…)». I ragazzi erano «lasciati a lungo senza cibo e senza acqua, maltrattati, picchiati e violentati, seviziati in quel lager». Queste e le altre purtroppo numerose vicende di maltrattamenti di minori dovrebbero essere tenute in attenta considerazione da coloro, come il senatore Girfatti e gli altri firmatari della proposta di legge n. 791 presentata al Senato, vorrebbero eliminare il termine del 31 dicembre 2006 previsto dalla legge n. 149/2001 per la chiusura degli istituti di assistenza all’infanzia allo scopo di dare alle suddette istituzioni «la possibilità di continuare nell’opera educativa intrapresa» (3). A questo proposito è auspicabile che il Governo attui quanto è stato scritto nel “Libro bianco sul welfare - Proposte per una società dinamica e solidale”, pubblicato nel febbraio 2003 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che riportiamo integralmente: «Sul versante della necessità di riconoscere il diritto del minore a vivere in famiglia a conclusione dell’anno 2003 verrà predisposto – dopo un’attenta azione di monitoraggio e di coordinamento con le Regioni ed i rappresentanti del privato sociale e dell’associazionismo familiare – un piano straordinario per la de-istituzionalizzazione dei minori ed in parallelo un programma di promozione dell’affidamento familiare e di ricollocazione dei minori in un ambiente affettivo idoneo ad un sano sviluppo psico-fisico. Le risorse per l’implementazione della prima fase del Piano straordinario sono definite all’interno del fondo nazionale per le politiche sociali». (1) Cfr. B. Guidetti Serra e F. Santanera, “Il Paese dei Celestini - Istituti di assistenza sotto processo”, Einaudi, Torino, 1973. (2) Ibidem. (3) Cfr. “Inaccettabile il disegno di legge che vuole mantenere in vita gli istituti per minori”, Prospettive assistenziali, n. 139, 2002. Sulle conseguenze negative dell’istituzionalizzazione si veda in questo numero nella rubrica “Notizie” la segnalazione “Il ricovero in istituto non consente ai minori di diventare autonomi”. www.fondazionepromozionesociale.it MINORI RICOVERATI INMANICOMIO RELAZIONE DELLA
COMMISSIONE ANNO 1970 I ragazzi tra gli otto e diciotto anni trascorrono tutte le ore del giorno nella sala di soggiorno, completamente abbandonati in uno stato di inerzia assoluta. Alcuni di essi siedono apatici e silenziosi ai tavoli, altri vanno si e giù per la stanza, altri stanno accovacciati sui davanzali delle finestre dietro le inferriate. Non sono impegnati in alcun modo, né è prevista alcuna attività ricreativa o di gruppo; non è neppure previsto e organizzato alcun tipo di insegnamento regolare. Non esistono logopedisti e fisioterapisti. Manca qualsiasi materiale da gioco, nonostante le precise richieste della commissione più volte riproposte alla Opera Pia (si badi che la spesa prevista era di 50.000). Vi sono alcuni ragazzi ricoverati da diversi anni, che non pronunciano parola pur dando la sensazione di seguire parole e gesti altrui. Nessuno si è mai preoccupato di tentare con loro una qualsiasi forma di recupero e di rieducazione; molti non sanno mangiare, né mantenersi puliti. Spesso alcuni vengono legati mani e piedi al letto, sia di notte che di giorno, ogni volta che la commissione si è recata in reparto ha sempre trovato dei ragazzi in queste condizioni. Caso limite: un ragazzo contenuto per cinque giorni di seguito. La giustificazione: essendo in corso dei lavori di muratura nel reparto non era possibile controllarne il comportamento. Dopo l’intervento della commissione il ragazzo venne slegato e consegnato alla madre per trascorrere in famiglia le vacanze pasquali. I ragazzi vivono in una totale carenza affettiva, alcuni, soprattutto i più piccoli, si aggrappano letteralmente al visitatore che mostra di interessarsi a loro: gli toccano le mani , si strofinano ai vestiti, vogliono essere abbracciati. I più di loro sono visitati dalla madre e solo la domenica; gli infermieri dichiarano di non aver mai visto un padre. Otto ragazzi non hanno nessuno e solo quattro o cinque sono stati a casa a Natale per tre giorni. Non possiedono nulla, vorrebbero avere almeno delle biciclette e dei dischi. Nulla viene effettivamente tentato per il recupero e la rieducazione di questi ragazzi. Gli infermieri dichiarano di aver chiesto una palestra e del personale specializzato, pensano che con personale addestrato i bambini potrebbero imparare a mangiare con le posate e ad andare al gabinetto e pulirsi da soli. Lamentano di non sapere nulla o quasi dei malati loro affidati: di non vedere mai le cartelle cliniche e di non avere al riguardo alcun rapporto col medico. Si sentono privi dicono di qualsiasi mezzo per poter agire concretamente nel reparto, mentre sarebbero desiderosi di una nuova impostazione del lavoro. Un infermiere ha raccontato che attualmente è in corso un’azione legale contro di lui perché accusato di avere percosso due ragazzi mentre, a suo dire, cercava di dividerli, da altri degenti e da un parente di un ricoverato ci viene riferito che due infermieri del reparto provocando l’aggressività dei bambini, li maltrattano e li picchiano. Uno dei ragazzi che ha lamentato di essere stato percosso, presentava una grava malformazione facciale, evidentemente congenita, ma si è espresso con tanta chiarezza ed è apparso così autonomo che i membri della commissione hanno ritenuto di dover chiedere spiegazioni sul suo caso e sulle esatte motivazioni del ricovero. L’assistente sociale ha dichiarato che effettivamente il ragazzo sarebbe in grado di lavorare anche fuori dall’opera pia, ma che il suo aspetto gli è di gravissimo ostacolo. Ha 17 anni ed è ricoverato al reparto da lungo tempo. Rifiutato fin da piccolo dalla famiglia, in gran parte a causa della malformazione facciale che ne altera l’aspetto fisico, ha vegetato per anni in varie istituzioni psichiatriche con le quali no sarebbe mai dovuto entrare in contatto. Il medico del reparto ha infatti espresso il parere che il ragazzo non abbia mai presentato disturbi mentali e che le attuali alterazioni del carattere, del resto non gravi, siano una conseguenza del precoce e ingiustificato ricovero. Malgrado la lunga permanenza in ospedale il ragazzo no è mai stato visitato da uno specialista di chirurgia plastica, l’unico cui il caso poteva competere. La commissione di tutela ha provveduto immediatamente a interessare il professor… che si è dichiarato pronto a operare gratuitamente il ragazzo e ha espresso il suo stupore per l’annosa negligenza che rischiava di avere ulteriori drammatiche conseguenze: che sembrava soltanto una deformazione antiestetica, col tempo avrebbe provocato anche gravi disturbi della vista. E’ stato dunque rinchiuso in manicomio un fanciullo perché deforme e abbandonato dai familiari, privandolo in tal modo di tutta una serie di strumenti indispensabili per potersi un giorno inserire all’esterno (esperienze affettive, educative, preparazione scolastica, formazione professionale ecc) . Inoltre il che è ancora più grave, non è stata neppure ipotizzata la possibilità dell’indispensabile intervento di chirurgia plastica che appariva di urgente, lampante necessita. Purtroppo l’intervento della commissione è giunto troppo tardi per evitare che i danni fisici e psichici subiti dal ragazzo possano essere totalmente superati. ORFANATROFIO LAGER BIELORUSSO modules |
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