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DON VINICIO ALBANESI 

 

DON VINICIO ALBANESI

 

Roma - Non esistono gli angeli, dice dal palco l’eretico don Vinicio Albanesi. E così il presidente della più potente centrale cattolica di associazione per il volontariato, quel CNCA in cui convergono 208 realtà, lancia la sua sfida al mondo, cattolico, degli istituti in cui sono ospitati 37.000 minori abbandonati. Il titolo del convegno non potrebbe parlare più chiaro: “Istituti mai più”. Accanto a don Albanesi ci sono il ministro della Solidarietà sociale Livia Turco, il Presidente della Regione Lazio Piero Badaloni, il Presidente del Tribunale dei minori del Lazio Luigi Fadiga. “ Istituti mai più ” vuol dire che bisogna smetterla di rinchiudere tra quattro mura, come avviene da sempre, i bambini e i ragazzi che le famiglie non possono mantenere. Che è “immorale”, e per il presidente Fadiga in buona parte anche “illegale”, prendere spunto  dalle difficoltà economiche dei genitori per strapparli alla loro casa e il più delle volte ai loro affetti, come fa notare Stefano ricci per il Gruppo Minori del Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza (CNCA).

Immorale, illegale e anche antieconomico. Perché uno studio del Coordinamento dimostra che se si togliessero mille bambini dagli istituti e li si assegnasse alle famiglie di origine o a quelle affidatarie (con adeguati sussidi, naturalmente), lo Stato potrebbe risparmiare la bellezza di 14 miliardi all’anno. Si può facilmente calcolare il risparmio per le casse pubbliche se invece di mille fossero assegnati fuori dagli istituti diecimila o ventimila bambini. Certo, non si può pensare di chiudere gli istituti e limitarsi a lasciare allo sbando migliaia di minori e di nuclei familiari che comunque hanno bisogno di aiuto. Una strada potrebbe essere quella delle case-famiglia, minicellule sociali che superino l’apartheid dal contesto circostante che è una caratteristica degli attuali istituti. Livia Turco è d’accordo e quando interviene lancia un sasso nello stagno: è questo dice, il vero Stato sociale. Ma molti si guardano bene dal far prevalere quella che dovrebbe essere una linea forte di questo dibattito, la linea di fondo: e cioè che lo Stato sociale si realizza a partire dall’attenzione che uno Stato riserva alla famiglia. Invece, commenta polemicamente, tutti parlano solo di pensioni e di sanità; E il risultato è che la politica sociale dello Stato Italiano è ancora disciplinata dalle legge Crispi del 1890, con “una giungla” di leggi e regolamenti che cambiano da regione a regione.  Durissimo è Luigi Fadiga, che parla apertamente di “allontanamenti allegri” dalle famiglie. Sono come un piano inclinato, è difficile resistervi. Per chi li gestisce sono comodi, facili, rapidi, poco costosi, e in più danno l’impressione di avere risolto un problema. E invece i risultati sono drammatici. In molti casi si perdono addirittura le tracce dei bambini richiusi in istituto. Spesso siamo di fronte a vere “deportazioni assistenziali”.

Dal quotidiano La Repubblica del 26 giugno 1997