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CHIUDERE 475 ORFANATROFI In Italia più di 10 mila giovani vivono in queste strutture che per legge dovranno chiudere. Per molti di loro si apre la grande speranza di trovare la famiglia che non hanno mai avuto… servizio di Benedetta Verrini pubblicato dal settimanale Vita il 4 dicembre 2002. PIETRO ha 11 anni. Soffre di un lieve ritardo mentale ed è diabetico. Attualmente risiede in una comunità alloggio in Sardegna e necessita di una famiglia, possibilmente senza figli o con figli più grandi di lui, per un’accoglienza a lungo. LUCA è un ragazzino di 15 anni, figlio di ragazza madre, cresciuto fin da piccolo in istituto, attualmente ospitato presso un centro residenziale: cerca famiglia con figura maschile che possa essere punto di riferimento Li chiamano i “cerco famiglia”. Sono gli annunci dei servizi sociali, pubblicati sui giornali, per trovare una casa ai bambini più difficili, più ammalati, più soli. Cinque righe per raccontare una vita, l’ultima chance prima dell’inserimento in istituto o in una struttura residenziale. Così Pietro e Luca sono finiti sulla rubrica “C’è posto per me”? di Sempre, il mensile della Comunità Papa Giovanni XXIII. Insieme ai loro, appelli per Elena, 10 anni, “fragile e bisognosa di molto affetto, attualmente ospitata presso una comunità per accoglienza a medio periodo” e per un bambino cileno di 8 anni, affetto da fibrosi cistica, alla ricerca di una famiglia adottiva- CHIUDERE 475 ISTITUTI Sono la faccia vera e silenziosa del dibattito sulla chiusura degli istituti, rilanciato con forza dal governo in occasione della II Conferenza nazionale sull’infanzia che si è svolta a Collodi dal 18 al 20 novembre. L’obiettivo di chiudere entro il 2006 i 475 orfanatrofi che in Italia ospitano il 30% dei minori fuori dalla loro famiglia è oggetto di un Piano straordinario alla studio del ministero del Welfare, che punta al potenziamento degli strumenti dell’affidamento, dell’adozione e di altre soluzioni specifiche. Da “sistemare” ci sono 10.626 minori. Lo ha rilevato l’Istat nel suo ultimo censimento, ripreso anche dal Centro nazionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza. E’ vero, i bambini in istituto sono ancora tanti, dice Ermenegildo Cicciotti, coordinatore delle attività del Centro. Bambini grandicelli con problemi, o disabili, per i quali è più difficile trovare una sistemazione in famiglia. E c’è di più. Dalle ricerche statistiche viene fuori un’Italia “a due velocita”: al Nord è largamente diffuso lo strumento dell’affido familiare, mentre al Sud la sistemazione in istituto è ancora la soluzione preferita (in media un minore su tre). In alcune regioni la situazione è tanto difficile che, pochi mesi fa, un gruppo di senatori ha presentato un disegno di legge per dilazionare il termine di chiusura degli istituti. La proposta ha suscitato vivaci reazioni nel mondo delle associazioni: “Non solo è indispensabile chiudere gli istituti e ridare supporto e sostegno economico allo strumento dell’affido”, dice Frida Ionizzo, dell’Anfaa, l’associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie. Ma bisogna scongiurare il pericolo che gli istituti si riconvertano in tante piccole comunità contigue, tanti gruppi appartamento distribuiti nello stesso edificio, che nella sostanza restano orfanotrofi. Purtroppo, sta già succedendo. Molti grandi istituti per minori, infatti, si stanno ristrutturando in comunità familiari e comunità alloggio. E’ il caso del Centro Mamma Rita, di Monza, suddiviso in gruppi appartamento dal 1964, ma accreditato per l’accoglienza di più di cento minori e con locali in comune (infermeria e cucina). ATTENZIONE AL SOMMERSO E’ doloroso ammetterlo, ma in questo campo c’è un sommerso incredibile, dovuto al fatto che ogni Comune si convenziona con chi vuole, dice Marco Griffini, presidente dell’associazione Amici dei Bambini, per questo è stato appena inaugurato un tavolo di lavoro per la chiusura degli istituti presso l’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza. Si tratta di una collaborazione tra ministero del Welfare e associazioni per arrivare preparati alla scadenza del 2006. La prima tappa è un monitoraggio nazionale di tutti i bambini fuori dalla famiglia e delle forze in campo a disposizione dei servizi. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e giungere a una nuova cultura dell’accoglienza, fino ad attuare progetti personalizzati per ogni minore in difficoltà. La strada, ricordano le associazioni, è il sostegno delle famiglie affidatarie, attraverso il supporto costante dei servizi e un più adeguato sostegno economico (l’entità dei contributi ora varia da Regione a Regione, da un minimo mensile di 120 euro fino a un massimo di 320). Si richiede una definizione più accurata dei requisiti delle strutture residenziali, di pari passo con una maggiore flessibilità delle soluzioni. Il coinvolgimento delle famiglie avrà maggiore successo se non si punta esclusivamente sull’affido familiare a tempo pieno ricorda Griffino. Esistono infatti anche gli affidi part time e nel weekend, ed è possibile diffondere l’adozione “mite”, prevista per i casi in cui risulta impossibile il rientro nella famiglia d’origine. DON BENZI. DA NOI IN 1.4OO Non è vero che le famiglie italiane non abbiano la capacità di accogliere un bambino in difficoltà. Ne è più che mai certo il pioniere dell’accoglienza dei più poveri, Don Oreste Benzi: “Abbiamo calcolato che le famiglie disponibili a prendere in affido un minore sono circa 50mila. Nelle nostre 200 case famiglia oggi ospitiamo 1.400 minori, la metà dei quali è portatore di handicap. Il governo dovrebbe valorizzare maggiormente la nostra formula d’accoglienza: una casa famiglia composta da un padre e una madre, i nonni, i fratelli. Mettiamole in mezzo, queste coppie italiane! Coinvolgiamole in un percorso di sensibilizzazione. Credo che sia la strada giusta per evitare che, tra pochi anni, più di 10mila bambini con il viso e i problemi di Elena, Pietro e Luca finiscano in nuovi, piccoli, sempre uguali, istituti per minori. MOWGLI Famiglie cercansi Sonia, Mattia, Samuele, Giulia, Edoardo e Ilenia. Sono alcuni bambini che hanno trovato accoglienza e sostegno nelle case di altrettante famiglie lombarde. Esperienze di affidamento familiare part time particolarmente felici, in cui papà e mamme di completamento aiutano genitori in difficoltà nel seguire i loro figli. Accade nei Comuni dei distretti del Vimercatese e del Trezzese con il Progetto Affido Mogli, dal nome del protagonista del Libro della Jungla di Ruyard Kipling, che ora rilancia una vera e propria campagna di sensibilizzazione. Una campagna che utilizza cinque manifesti, creati dall’agenzia “Genuine” di Tradate (Bergamo) per parlare di affido generale, di affido part time e a tempo pieno, per creare più solidarietà e accrescere il numero delle famiglie aperte. Cinque manifesti che ritraggono altrettante belle storie di affido. E dove un simpaticissimo Mogli sostituisce e tutela i bambini affidati. Info: tel.039.6882285 |
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