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CIECO PER ADOZIONI




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CIECO,PUO’ ADOTTARE UN BIMBO 

 

  

TESTIMONIANZE

CIECO,PUO’ ADOTTARE UN BIMBO

Trento: professore vince la sua battaglia in corte d’Appello

 

      Trento – Anche un cieco può adottare un bambino. Lo ha stabilito la corte d’Appello di Trento, con una sentenza che rovescia un precedente verdetto del tribunale che era stato vissuto dall’interessato come <un’umiliazione per tutti i  non vedenti>. Protagonista del caso è il professor Giuliano Beltrami, 44 anni, cieco dalla nascita: un handicap che non gli ha impedito di farsi strada come docente di lettere alle scuole medie nonché vicesindaco e ora consigliere comunale del suo paese, Storo, in Val Giudicaria. Dal 1980 l’insegnante è felicemente sposato con Maria Teresa, una professoressa di tedesco senza alcun problema alla vista. Due anni fa i coniugi, che non hanno figli, avevano fatto domanda di adozione internazionale. Nel febbraio scorso il tribunale respinse la richiesta, a causa del parere negativo di una psicologa. Ora, dopo una nuova perizia, i giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso della coppia, dichiarandone l ‘idoneità all’adozione. <<Considero questa sentenza come un riscatto non solo mio personale, ma per tutti i non vedenti è il primo commento di Giuliano Beltrami -. Con il nostro piccolo caso specifico, io e mia moglie abbiano cercato di dimostrare che è possibile vincere i pregiudizi di un’Italia piena di buoni propositi che però, alla prova dei fatti, si incagliano negli ingranaggi di  una burocrazia troppo spesso incomprensibile, se non disumana>>. Ora i due professori possono cominciare la ricerca concreta del loro futuro bambino: un minorenne straniero << in stato di abbandono morale e materiale>>, che all’inizio verrà accolto in preaffidamento. Due anni fa ricorda Beltrami, emozionatissimo volevamo adottare un orfano colombiano, seguendo l’esempio fortunato di due nostri amici. Ora chiediamo solo di dare una famiglia a uno dei tanti bimbi poverissimi del terzo mondo. Bianco, nero o giallo, a noi non interessa: basta che sia bisognoso. La bocciatura in tribunale, tre mesi fa, era suonata come “un’umiliazione” per il professore che dopo anni di impegno nell’assistenza a non vedenti, agli anziani e ai disabili, oggi è presidente del consorzio delle cooperative sociali del Trentino: << Al di là della nostra sofferenza individuale, il problema era il messaggio negativo che quella sentenza lanciava a tutte le coppie nella stessa situazione. E' stato molto difficile e imbarazzante accettare di mettere in gioco il mio handicap, di divulgare una condizione che di regola si tende a coprire nella sfera dell’intimità. Ma bisognava pure che qualcuno trovasse la forza di uscire allo scoperto, di fare del proprio caso una bandiera>>. Il giudizio d’appello, spiega il professore, è stato risolto da “una relazione favorevolissima di una psicologa di Verona che, dopo sei colloqui, ha concluso che la cecità non è un problema risolutivo; anzi che io dimostro  di aver sviluppato, cito testualmente, “ un rapporto molto equilibrato con il mio handicap”. E questo è un giudizio utile per tutti i ciechi”. Conclude il futuro papà adottivo: “ E’ giusto che lo Stato  controlli a fondo le adozioni. Mi auguro però che questo precedente contribuisca a rafforzare il principio per cui non bisogna cercare un’inesistente coppia modello, ma semplicemente  una famiglia normale. Senza mai dimenticare che la cecità è solo uno status, non una malattia né una vergogna da nascondere.

 

I PRECEDENTI

LUGLIO ‘95

Con una  sentenza che ribalta la decisione della corte d’Appello la Suprema Corte nega all’attrice Dalila di Lazzaro di adottare un figlio perché single.

MARZO ’96

Ad Acireale (Catania) una suora vuole adottare un bambino che ha allevato prima che fosse affidato a una coppia, ma si vede bocciare la richiesta.

GIUGNO ’97

No a due coniugi Siciliani che vogliono adottare un bimbo. Motivo: hanno già una figlia handicappata.

FEBBRAIO ’98

Nel Bergamasco un padre, separato dalla moglie, vuole mantenere i 3 figli, affidati ai nonni dal tribunale, ma i servizi sociali si oppongono.

APRILE ’98

La Cassazione boccia il ricorso di un ragazzo padre che vuole adottare suo figlio abbandonato.

FEBBRAIO ’99

Professore non vedente vuole adottare con la moglie un bimbo. Il tribunale si oppone. Ieri la sentenza che autorizza l’adozione..

 

LA VITA IN ISTITUTO INCIDE SUL 95 PER CENTO DEI BAMBINI [modifica]

La vita in istituto incide sul 95 per cento dei bambini senza genitori naturali

ADOZIONI I BIMBI SOFFRONO DI SOLITUDINE

ANCHE I PIU’ PICCOLI HANNO RICORDI E VISSUTO TRAUMI

ROMA: almeno il 95% dei bambini che vive in istituto soffre, in primo luogo, di paure legate alla solitudine. Una volta adottati questi bambini possono manifestare disturbi psicosomatici  relativi alla comprensione, al linguaggio, all’apprendimento, all’accessiva aggressività o all’isolamento. Di fronte a queste situazioni, superabili con il tempo e con la fiducia, i genitori adottivi devono essere pronti preparati ed adeguatamente formati. E’ quanto ha sottolineato Matilde Azzacconi, Presidente dell’Associazione “Famiglia e minori”.

 Quando un bambino arriva nella nuova famiglia ha osservato  si deve fidare Per questo può addirittura assumere comportamenti peggiori perché mette alla prova i suoi nuovi genitori “A suo avviso, le famiglie adottive devono essere adeguatamente preparate “anche ad accogliere bambini grandi, di colore e malati”.Azzacconi ha poi smentito un luogo comune “C’è la falsa credenza ha detto che il bambino piccolo sia senza ricordi e senza traumi o che non abbia vissuto episodi  traumatici da dimenticare. Questo è sbagliato. L’abbandono subito da un bambino piccolo, in quanto più emotivamente bisognoso di cure, protezione e riconoscimento, può lasciare segni ancora più indelebili nella crescita futura ad amare ed essere amato.

rispetto al bambino in età più grande, il quale, in moltissimi casi, quando si sente veramente accolto nella nuova famiglia instaura una relazione simbiotica identificatoria e  un inserimento di riconoscimento e di desiderio di famiglia. Contrariamente alle credenze comuni, l’esperienza clinica dimostra che problemi di disadattamento comportamentale sono frequenti anche nei bambini adottati in tenere età. In un processo adottivo, ciò che conta è non reprimere né negare mai la verità sulle origini che significherebbe negare l’identità del bambino e quindi falsare il rapporto reale di fiducia ,di stima di sé e del mondo