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SAI COSA E' LA BONTA'
RIFLESSIONE: Sai cos’è la bontà? La psicologia dei buoni sentimenti Di Aldo Carotenuto (docente di Psicologia della personalità, Con un paradosso, si potrebbe pensare che la bontà, che dicono si aggiri nell’aria di Natale, sia una virtù dei deboli. Oppure di chi,come l’asceta, vive lontano dalla inquietudine del mondo, dal clamore dei propri simili, dalle molte nostre quotidiane e irritanti dipendenze. Nella cultura occidentale contemporanea, l’eroe che vince è attivo e intraprendente, costruisce fortune economiche, ha il piglio aggressivo del conquistatore, tende con tutti i mezzi leciti o non a diventare un capo. Siamo disposti a riconoscere l’astuzia machiavellica dei mezzi giustificati dal fine, non la caritas evangelica. Forse possiamo ancora trovare un qualche spazio per la pietas, la pietà per i vinti, purchè però un vinto ci sia. E’ il ruolo agonistico dell’homo homini lupus; potente votato al successo, un po’ corsaro. L’uomo buono è allora il buon uomo. Destinato a vestire i panni della pecora, quelli di un rinunciatario qualsiasi, se non di un vile. Il buon uomo è colui sul quale non si può infierire ulteriormente, più che temprato dal dolore, ne è sfiancato. Per il buon uomo si sente soltanto una generica commiserazione. Si è fermamente convinti che questo poveretto non sarà mai un antagonista, ma qualcuno che si arrangia e tira via come può, un ingenuo. Per operare il bene, invece, non basta il lungo tirocinio di una vita intera. La bontà è il piacere dell’altro,nasce dall’umiltà di chi conosce molto, soprattutto di sé. L’uomo a cui penso non ha solo bisogno dell’altro, ma lo desidera e questo desiderio diventa una vera e propria struttura della sua vita. Attraverso questa immagine si possono forse tradurre l’una nell’altra l’etica giudaico-cristiana e il nostro vivere comune. Perché per esempio, l’ideologia del successo non trasformi i principi delle etiche universalistiche in una parodia da avanspettacolo. La solidarietà, la generosità. L’oblatività di chi dovrebbe essere capace di compiere del bene senza farsi vedere, sono invece trasformate in un varietà domenicale. UNA LENTA CONQUISTA La relazionalità è la struttura fondamentale dell’’essere dell’’uomo nel mondo. E’ questo il solo vero nutrimento irrinunciabile, e anche il solo terreno autentico su cui siamo chiamati a rispondere della qualità del nostro esserci. Riuscire a vivere e operare il bene non è un dono naturale, ma una lenta conquista che si raggiunge attraverso la penetrazione profonda di ciò che la vita rappresenta. Ecco dunque che i parametri della bontà vengono dettati dal singolo rapporto inteso come dimensione relazionale strutturale e necessaria tra l’agente se stesso, ma anche e soprattutto tra l’agente e colui che riceve. Quante volte nel tentativo di compiere il bene, abbiamo omesso di considerare l’effettiva necessità dell’altro di riceverlo? La bontà nasce come atto di sincera partecipazione; e come esigenza di autentica comunicazione, dobbiamo pertanto tenere conto ascoltando le nostre ragioni e quelle dell’altro di ciò che vogliamo esprimere e di come potrebbe essere interpretato il nostro agire: il bravo bambino che non fa mai arrabbiare la mamma si muove su un piano di assoluta accondiscendenza alle ragioni dell’altro, ma la sua è compiacenza, è una disponibilità apparente, possibile solo a prezzo di una inibizione attiva della sua aggressività; La bontà non va confusa con il sentimentalismo o con un generico buonismo che ha a che fare soltanto con i sensi di colpa. La bontà è un principio attivo motivato dalla conoscenza della necessità e del dolore umano. Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te, ma forse dovremmo aggiungere non fare a te stesso quello che non faresti agli altri per creare la dimensione di quella giusta misura in cui bontà diventa sinonimo di equilibrio tra ragione e sentimento. NON È DEGLI INGENUI Quante volte giudizi affrettati e superficiali hanno confuso la bontà d’animo con l’ingenuità, la debolezza? Colui che appare disposto ad agire più per il bene altrui che per il proprio viene immancabilmente deriso e spesso isolato. La collettività sembra insomma non rendersi conto che la vera essenza dell’uomo buono non è la debolezza, bensì una salda e intensa forza interiore. Colui che è buono è dunque una persona dotata di una struttura psichica ricca e vigorosa, sviluppatasi nel tempo attraverso un proficuo investimento di risorse nel rapporto con gli altri. La bontà è una dimensione attiva dell’esistenza, tutt’altro che inerte e un po’ ottusa. L’uomo buono è l’uomo saggio, colui che, dice Ricoeur, ha rinunciato al desiderio di esser risparmiato dalla sofferenza, che ha rinunciato alla componente infantile del suo desiderio di immortalità. E’ la saggezza cui allude il libro di Giobbe, quando si dice che Giobbe è giunto ad amare Dio per nulla, facendo così perdere a Satana la sua scommessa iniziale. Solo chi ha conosciuto il male può operare il bene, l’ingresso dell’uomo sulla scena del mondo è possibile soltanto dopo che Dio della Genesi, condannandolo a patire, lo ha reso libero. Allora, è necessario essere uomini liberi per operare il bene; liberi di guardare il mistero della nostra fragilità, di stare di fronte alla sofferenza come alla morte. Di averne abbastanza di noi stessi per andare a cercare l’altro, con desiderio e amore. Fidencie Nell’ottobre del 1998 inizia la storia di Fidencie. Nel 1995 inizia il mio personale impegno civile per sensibilizzare in modo sistematico e determinato la nostra classe politica, le istituzioni con il fine di fare chiudere gli orfanotrofi italiani, vera e propria infamia istituzionale ancora in vigore nel nostro pseudo democratico paese. La storia di Fidencie si è incrociata, con le mie battaglie, ed ho voluto fortemente voluto supportarla ed additarla. In questi anni ho fatto tutto quello che mi era stato possibile fare, tutto quello che mi è stato concesso fare… Qui troverete le varie tappe di questa storia e girando in questo sito troverete ogni tanto, mie lettere, mie denunce e lettere apparse sui quotidiani locali, che vi riporteranno a Fidencie. 28 ottobre 98 – All’aeroporto Malpensa sbarcano la signora Mukanoheli Leonille e la bimba Isabayo Fidencie (ruandesi). Il C.I.R. (dott.Sirtori) chiede alla San Vincenzo di Cingia de’ Botti (Cremona) – per il tramite del dott. Alfredo Calabrese – la disponibilità ad ospitarle. Ne segue la prese in carico. Le due vengono ospitate presso la canonica della Chiesa di S.Lorenzo di Cela Dati (Cremona). Nella dichiarazione alla Questura di Cremona Mukanoheli afferma di essere la zia materna della bimba nata a inizio Luglio 1997. 20 dicembre 98 – La Croce Rossa Elvetica (Avv. Manuela Tobler) chiede informazioni alla S.Vincenzo sulle due ruandesi per attivare unapratica di ricongiungimento col padre. Si fa presente che per tale pratica è necessario rivolgersi alle autorità Italiane. 23 marzo 99 – il sig. Juvenal scrive una lettera e invia copia dell’attestazione di nascita di Fidencie. Sempre in tale comunicazione affermache preferisce che la piccola Fidencie non resti con Mukanheli che gli avrebbe fatto del male insieme al di lei fratello. 19 aprile 99 – Mukanoheli scrive a Juvenal, per il tramite della Croce Rossa Italiana dicendosi pronta a lasciare l’Italia per raggiungerlocon la bimba 10 maggio 99 – Il sig. Emilio Serventi, dopo una precedente segnalazione e colloquio è nominato tutore di Fidencie. Ciò consente dichiedere un affido temporaneo su relazione dell’assistente sociale Angela Maria Guarneri, già volontaria della COPI nei campi profughi ruandesi che collabora con al S.Vincenzo – in attesa che sia definita la sua situazione giugno – luglio 99 – Viene istruita la pratica di affido temporaneo, dal 1.6.99 al 31.12.99 attraverso il dipartimento Assi dell’Asl di Cremona (dott.Pantera). La piccola Fidencie vive stabilmente con la famiglia Sima e Aida Salanti che da alcuni mesi la seguivano a titolovolontario su richiesta della S.Vincenzo. Agosto 99 – il sig. Juvenal scrive di aver chiesto l’autorizzazione ad uscire dalla Svizzera. Fa riferimento alla moglie e algi altri figli a Lomé.Il sig. Juvenal informa telefonicamente dell’arrivo della moglie in Belgio (la sig. Mukanoheli dirà in Olanda). Novembre 99 – L’avvocato Tobler, su informazione della dott. De Martino del C.I.R. di Roma segnala che la famiglia affidataria ha fatto domanda di adozione. La notizia è assolutamente falsa, ma ne abbiamo notizia indiretta molto più avanti, agli inizi di gennaio, dopo unatelefonata accusatoria del padre.23 novembre 99 – Rilascio dell’autorizzazione all’ingresso della bimba in Svizzera24 novembre 99 – il giudice tutelare chiede al tribunale dei minori di Brescia il Nulla Osta per l’espatrio. Il nulla osta viene rilasciato il26 novembre 99 – Di tale documento viene data copia al tutore dalla Questura di Cremona senza altra indicazione29 dicembre 99 – Con una lettera ai dirigenti dell’ASL, 23 la famiglia affidataria esprime preoccupazione per il disinteresse dei servizi sociali sulla situazione della bambina e segnala la scadenza del permesso di soggiorno e dell’affido. I responsabili Asl rispondono allafamiglia con una relazione in cui si impegnano a contattare il tribunale dei minori competente e il Servizio Sociale Internazionale sede di Roma per una ricerca dei genitori dicembre 99 – L’avv. Tobler accusa la famiglia affidataria di non voler restituire la bambina e il tutore di creare ostacoli al ricongiungimento.Si tratta ancora di pure illazioni. 12 gennaio 2000 – viene sottoscritto il rinnovo dell’affido. Durante tale colloquio i coniungi Simi informano l’assistente sociale di averappreso di un’autorizzazione all’espatrio. In conseguenza a tale notizia i Servizi Sociali prendono contatto con il tutore e il giudice tutelare. Siamo successivamente informati che i servizi sociali formulano una richiesta di adattabilità allo scopo di prendere il tempo per un ricongiungimento graduale. La richiesta viene fatta cadere. 30 gennaio 2000 – Il tutore invia una relazione al giudice tutelare chiedendo sia fatta chiarezza sulla vicenda e si individui un percorsoper il ricongiungimento con l’intera famiglia. Qualche giorno prima la famiglia affidataria srive all’avv. Della Croce Rossa facendo presenti le proprie preoccupazioni. Alla lettera non segue alcuna risposta 7 febbraio 2000 – Renetr Guntining dell’UNHCR Olandese ci risponde che ci dati disponibili non è in grado di darci informazioni circaM.Murenzi Annunciata, la possibile madre di Fidencie e moglie di Juvenal. Analoga richiesta era stata rivolta anche alle autorità Belghe 18 febbraio 2000 – si rifà vivo Juvenal con una telefonata. Il 13 febbraio il tutore gli invia un fax e i docmenti relativi a Fidencie comprovantiche non è clandestina; risponde il 14 febbraio, facendo presenti le sue preoccupazioni; risponde il 16 febbraio all’assistente sociale. Telefonicamente dichiara che la moglie è attualmente in Olanda, vicino ad Amsterdam. 21 febbraio 2000 – convocazione del giudice tutelare presenti tutore, famiglia affidataria, servizi sociali e avvocato della Caritas richiestodal tutore. La partenza della bimba, già programmata per il 24 febbraio in seguito agli accordi tra avv. Tobler e servizi sociali, viene rinviata per acquisire il nulla osta del Comitato Minori Stranieri come da indicazioni della Questura di Cremona; viene fissata la nuova diata per il 17 Marzo come da indicazioni della C:R:S: 25 febbraio 2000 – Veniamo a conoscenza che l’Avv. Tobler si oppone alla presenza del tutore in Svizzera17 marzo 2000 – La partenza è sospesa. La stampa si interessa del caso, viene intervistato il signor Nshimiyimana che dichiara che suamoglie è in Togo. La Caritas diocesana attiva una ricerca in Togo, mentre la San Vincenzo cerca in Olanda 25 marzo 2000 – La signora Annunciate è trovata nel campo di prima accoglienza di Grootgast in Olanda con i tre figli. Il signor Juvenaldichiara di essere stato ‘assistente del sindaco Hutu Ignace Bagilishema risultato incriminato per genocidio dal tribunale internazionale di Arusha (Tanzania). Il sindaco tutsi che redige il certificato di nascita di Fidencie (Mathias) è lui stesso indagato per genocidio. Relazione inviata al comitato. Articolo pubblicato sul quotidiano La Cronaca Nuova 17 marzo 2000 – Il giudice tutelare di Cremona dispone l’accompagnamento della piccola in Svizzera, ma sospende l’esecutività del provvedimentosu richiesta di Simi, che avanza dubbi sulla reale paternità di Juvenal 22 maggio 2000 – La partenza di Fidencie è bloccata, la decisione viene affidata al Tar del Laziogiugno 2001 – Dall’Olanda arriva la signora Annunciata, indicata da Juvenal come la madre di fidencie. Cominciano gli incontri tra la presuntamadre e gli affidatari 10 luglio 2001 – Il giudice decide di consegnare la bimba alla presunta madre14 agosto 2001 – il giudice affida la bambina alla madre. Notizie ricavate dal quotidiana La CronacaMercoledì 5 febbraio ‘03 – Si celebrerà il 6 marzo prossimo il processo a carico di Juvenai Nshimihyama, padre di Fidencie, la bimba ruandeseal centro di una delicata questione giudica, data in affidamento a una famiglia di Bagnara, quindi ricongiunta ai suoi genitori in Svizzera. Juvenal è accusato di aver falsificato e utilizzato un presunto certificato di nascita della bimba. Il processo a carico dell’uomo era già stato fissato nel giugno di due anni fa, quando il giudice Massimo Vacchiano aveva accolto l’eccezione sollevata dai difensori su un difetto di procedibilità. Niente processo. Ma la Cassazione ha accolto il ricorso del pm Giorgio Caimmi e il caso torna in aula. Dal quotidiano La Provincia CASO FIDENCIE - Respinto il ricorso degli affidatari, notifica del decreto ai genitori in Svizzera. Le motivazioni del tribunale per i minorenni di Brescia sono contenute in quattro pagine i motivi che hanno indotto il Tribunale per i minorenni di Brescia a dichiarare inammissibili i reclami presentati dai coniugi Marco Simi e Aida Salanti, ex affidatari di Fidencie, contro il decreto del giudice tutelare Tito Preioni, il quale il 13 agosto aveva disposto il ricongiungimento della bimba ruandese di 5 anni con la madre Annunciata. Il presidente Fausto Fondrieschi, il giudice relatore Laura d’Urbino e i giudici onorari Antonio Ravasio e Anna Scotto di Carlo hanno disposto di notificare il loro decreto, oltre al curatore, l’avvocato Simona Bracchi, ai genitori di Fidencie. Dunque anche il tribunale per i minorenni nonha dubbi sul fatto che Annunciata e Juvenal i quali ora vivono a Ginevra insieme ai quattro figli siano i genitori della bimba. Circa i reclami, per i giudici i Simi non erano legittimati a proporli. In linea generale, potevano rivolgersi al pubblico ministero, affinché impugnasse i decreti, ma nel caso di specie il pm lungi dall’aver impugnato i provvedimenti del giudice tutelare di Cremona ha insistito per la declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione proposta dagli affidatari. I giudici ricordano che l’affidamento dei minori non ha lo scopo di aprire la via dell’adozione del minore ma mira a provvedere alla sua educazione e al suo mantenimento per un periodo limitato, nell’intento di preparare e favorire il suo reinserimento nella famiglia di origine. I Simi hanno sempre detto che non era loro intenzione adottare la bambina (hanno già tre figli), ma che volevano la certezza che Fidencie fosse riconsegnata ai genitori naturali. (Francesca Moranti dal quotidiano La Provincia del 25 ottobre 2001) Atto giudiziario finale - DICEMBRE 2001 Il giudice: “Fidencie rimarrà in Svizzera. I genitori sono rifugiati.” La parola fine sul caso della piccola Fidencie l’ha posta, nei giorni scorsi, il giudice tutelare Tito Preioni firmando il decreto autorizzativo che permette ai suoi genitori naturali di portare con loro la piccola. Le prove sono giunte dalla Svizzera dove la bambina si è reintegrata, sembra a perfezione, con la famiglia d’origine. Certo, la vicenda potrebbe dare nuovi spunti investigativi e di riflessione. Sarebbe importante approfondire quello che è stato detto in merito ai bambini che poi scompaiono nel nulla dopo questi affidamenti. In questo caso vi sarebbe da compiere un lungo lavoro. FIDENCIE VIVE A GINEVRA E STA BENE Fidencie sta bene e vive a Ginevra con papà, mamma e i tre fratelli. Ce lo conferma il papà, Juvenal, che ieri mattina abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua abitazione in Svizzera dove da alcune settimane si trova anche la piccola Fidencie. Per il giudice italiano la bambina doveva rimanere in Italia fino a quando non fosse stato esaminato il ricorso della famiglia Simi affidataria i Simi di Bagnara, al Tribunale dei Minori. Ma la madre si è portata Fidencie con sé facendo sparire le sue tracce. Fidencie è qui con noi e proprio adesso sta
giocando con i suoi fratelli – dice Juvenal in un buon francese – Posso finalmente dire che la nostra famiglia è al completo. Come si è inserita la bambina? Bene, è contenta e conduce una vita normale. Frequenta la scuola qui a Ginevra e cresce come una normale bambina della sua età. Con i fratelli come si trova? La coccolano e stanno sempre insieme. In casa parliamo in francese e anche Fidencie si è già abituata. Come mai sua moglie e Fdencie hanno lasciato l’Italia, la casa di Belgioioso (PV) , dove dovevano restare come aveva previsto il giudice? Non c’era più ragione per stare in Italia. La nostra famiglia era divisa tra Ginevra e l’Italia e questo ci creava non pochi problemi. Abbiamo quindi deciso di riunirci e di riprendere uan vita normale, tutti insieme qui in Svizzera. Lei lavora? E sua moglie? Mia moglie deve seguire i nostri quattro bambini mentre io lavoro qui a Ginevra, in un centro per persone handicappate. Informiamo papà Jevenal dei problemi insorti sul test del Dna effettuato su Fidencie e sulla sua presunta madre. Il test doveva fugare qualsiasi dubbio sul legame tra madre e figlia ma un intoppo di natura tecnica ha impedito l’utilizzo dei materiale organico raccolto. Juvenal si dice molto sorpreso dei problemi insorti sul test del Dna e cerca di capire meglio cosa sia potuto avvenire. Gli spieghiamo che scarne sono le notizie che giungono dalla Procura , ma è certo che per effettuare il test deve essere prelevato nuovo materiale organico sia da Fidencie che dalla presunta madre Annunciata. La voce del padre si fa subito più dura: Non siamo disponibili a tornare in Italia, assolutamente non se ne parla. Se i giudici lo riterranno opportuno ci rendiamo disponibili ad effettuare i prelievi in Svizzera, Francia, Inghilterra, dove vogliono ma mai in Italia. Quindi Fidencie non metterà mai più piede in Italia? Mai più. Perché? La giustizia funziona bene ed è un bel paese, ma non vogliamo più metterci piede perché lì c’è una famiglia che non voleva restituirci nostra figlia. Abbiamo molto sofferto e temiamo che nostra figlia possa esserci tolta e riprenda l’incubo. (Dal quotidiano La Cronaca del 22 ottobre 2001) GRAZIE A DON PEREGO E A QUANTI HANNO AIUTATO FIDENCIE Egregio direttore, ho apprezzato molto gli auguri fatti dalla Caritas Cremonese a Fidencie per il suo rientro in famiglia. Tramite il suo giornale mi consenta da semplice cittadino di fare sentiti auguri a don Perego (che non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente) per la sua promozione a Vice Direttore Nazionale della Caritas. Vorrei inoltre ringraziarlo pubblicamente per l’apporto positivo, costruttivo e umano che ha saputo personalmente dare per aiutare Fidencie. Se questo caso si è potuto risolvere è anche però merito del giudice dei minori Dott. Preioni, dell’ex tutore avvocato Dott.ssa Simona Bracchi e del tribunale dei minori di Brescia che con grande lungimiranza e imparzialità hanno legittimato una situazione che la controparte scientemente stava incancrenendo per opportunità che non hanno mai avuto come scopo il vero bene della minore in questione. Tutto questo a fronte di un terrorismo psicologico consumato sulla pelle di queste brave persone ( i genitori di Fidencie) che hanno dovuto subire le dicerie e gravissime illazioni di comari (uomini e donne) e perpetue di turno. ( R.M. dal quotidiano La Provincia di giovedì 8 novembre 2001) DALLA CARITAS GLI AUGURI A FIDENCIE PER IL RIENTRO IN FAMIGLIA Caro direttore, la Caritas cremonese esprime i migliori auguri a Fides la bambina ruandese accolta in Italia con dedizione dall’Associazione San Vincenzo dè Paoli di Cingia de’ Botti e affidate per quasi due anni alle cure amorevoli della famiglia cremonese Simi per il suo rientro in famiglia. Mentre esprime i migliori auguri a Fides, la Caritas cremonese è fiduciosa che le istituzioni preposte alla tutela dei minori no accompagnati (Provincia, Asl, tribunali) abbiano compiuto tutti i passi necessari a tutelare la bambina fino alla maggiore età. La controversa vicenda cremonese ha svelato alcuni problemi procedurali ancora aperti in relazione alla tutela dei minori stranieri non accompagnati in Italia, il loro rientro in patria e cessità, anche attraverso un seminario di studi che potrebbe essere promosso nei prossimi mesi,
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