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SONO UN FALLITO , MI LASCIO MORIRE




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SONO UN FALLITO, MI LASCIO MORIRE 

TESTIMONIANZE

( SONO UN FALLITO, MI LASCIO MORIRE )

“ Sono un fallito, un ragazzo vegetale e senza più voglia di vivere, senza più stimoli, senza più un sorriso che facevo con la mia nonna che spero di raggiungere in paradiso dove potrò stare più tranquillo, sereno con lei “. E’ l’ultimo grido di Rosario Conti vent’anni, napoletano, senza più nessuno al mondo. Da oggi ha deciso di iniziare lo sciopero della fame e della sete - a oltranza -. Ha scritto un ultimo disperato appello ai giornali e poi si è chiuso nella sua stanza nel minuscolo appartamento alla Casa dello studente di Grosseto, dove è arrivato passando da un istituto all’altro. Rosario non cerca neanche lavoro, semplicemente  vuole un po’ di calore, chiede una famiglia della quale non può più fare a meno. I suoi vent’anni di vita sono stati un calvario: la madre lo ha abbandonato alla nascita, il padre è morto poco dopo, la nonna, con cui ha vissuto fino a 11 anni, è spirata tenendolo fra le braccia. Poco più di un bambino si è trovato in un istituto dove dice ho vissuto bruttissime esperienze. Orgogliosamente rivendica il fatto di non essere mai caduto in tentazione, di non essere finito nel mondo della delinquenza e della droga che tanto da vicino lo ha più volte sfiorato. Rosario ha cercato di reagire anche quando è finita nel peggiore dei modi la convivenza grossetana con una famiglia che qualche anno fa lo ha raccolto. A giugno il giovane ha finito il terzo anno dell’Istituto Professionale per il commercio  di Grosseto dove, riuniti in una piccola classe, sono tutti gli amici che il giovane ha al mondo. A lungo la sua speranza è stata quella di poter trovare una nuova famiglia, qualcuno con cui dividere la sua esistenza.   “ So dice che è una richiesta difficile da esaudire ma non posso rinunciare a un minimo di affetto. Mi basterebbe anche una comunità “. Prima dell’ultimo appello, dell’annuncio dello sciopero della fame, Rosario ha urlato il suo dolore al Presidente della Repubblica, al ministro degli affari sociali: Alle sue struggenti lettere i palazzi Romani hanno risposto con belle parole, piene di partecipazione e di affetto. A esse però non sono seguiti fatti concreti e la situazione del ragazzo si è ogni giorno più aggravata. Rosario è stato ospite anche al Costanzo show. Dopo la trasmissione è tornato a Grosseto pieno di speranze. Immancabilmente però anche questa volta, alla sua attenzione, ha fatto seguito solo una grande delusione. Malgrado le legittime preoccupazioni di chi lo conosce e nonostante la disperazione che si legge nelle righe dell’ultimo appello, Rosario conserva la voglia di vivere per la quale fin da bambino continua una disperata battaglia. Più terribile dell’annuncio delle sciopero è infatti il passo finale della sua lettera: “…Ormai il dolore mi ha portato all’esasperazione, confido che mi diate la possibilità di lanciare un ultimo, spero non inutile grido di dolore…”

Da “Il Giornale”  3 settembre 1997

TESTIMONIANZE

“ QUI E’ TUTTO DA RIFARE “

BAMBINI, IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DEI MINORI DI ROMA PARLA DI UNA RIFORMA NECESSARIA E ANCORA LONTANA.

LUIGI FADIGA, NON HA PELI SULLA LINGUA: “IL GOVERNO DEVE CAMBIARE REGOLE ANCORA BASATE SU UN REGIO DECRETO DEL 1934”.

 La giustizia minorile si fonda oggi sull’incompetenza e produce disastri. Anche il piano infanzia della ministra Turco dimentica questo tema.

Non si tratta di aiutare i tribunali dei minori ma di rifarli. E’ stupefacente che nel programma dell’Ulivo non ci sia una riga su tutto questo. E’ stupefacente ed anche preoccupante che nella riforma della giustizia che il ministro sta per varare non ci sia un riferimento a questo argomento. Luigi Fadiga, presidente del Tribunale dei minori di Roma, c’era andato giù duro, nei giorni scorsi intervenendo al convegno dell’associazione Papa Giovanni XXIII su adozione e affido, in qualità di presidente dei giudici minorili italiani. Non ha cambiato idea, anche se tiene  a precisare che il recente Piano dell’infanzia varato dal ministro Turco, è “un traguardo estremamente positivo, impensabile fino a due anni fa, tanto che l’Onu bocciò l’Italia per quanto riguarda l’applicazione della convenzione sui diritti dell’infanzia”. Ma il versante giudiziario della protezione dei minori deve essere “urgentemente riconosciuto” e i giudici minorili sono intenzionati “a tirare per la giacca” chi ha il dovere di farlo. “…Operiamo sulla base di un regio decreto del 1934 - ricorda Fadiga - e ci occupiamo dei bambini degli anni ’90 con una struttura giudiziaria pensata sessantatré anni fa…”.

I guasti ricorda il giudice, non emergono perché i bambini non hanno rappresentanza politica, né la forza di protestare. Il risultato? Una giustizia “impossibile”. “… Abbiamo un tribunale soltanto in ogni distretto di Corte d’appello - spiega il Presidente - vale a dire più o meno uno per regione”.  Ma anche una giustizia “ingiusta”. Il figlio di una coppia “di fatto” che si separi - ricorda Fadiga - viene affidato dal Tribunale dei minori, ma il giudice non può entrare negli aspetti economici della vicenda. Quando il genitore affidatario, solitamente la madre (e quindi la parte economicamente debole), chiede gli alimenti non possiamo far altro che consigliare la via di una causa civile. L’affidamento del figlio di una coppia sposata è disposto dal tribunale civile, dove comunque i giudici non hanno alcuna specializzazione per quello che riguarda i minori e le loro problematiche. “In questi tribunali, le cause di divorzio sono affidate generalmente alla prima sezione - osserva Fadiga - quella che si occupa di successioni, di cause patrimoniali assai complesse, spesso riguardanti la pubblica amministrazione e così via. Con il risultato che l’attenzione di questi giudici viene naturalmente richiamata da questioni urgenti, da problematiche economiche, piuttosto che dalla delicatezza di questioni come l’affidamento dei minori”. Una giustizia “scordinata”: nel caso degli abusi sui minori, al tribunale si affianca l’intervento della procura ordinaria per il reato commesso dall’adulto: <Un intreccio che nessuna legge regola> commenta il presidente. Una giustizia che talvolta rischia di essere “incompetente” per i giudici minorili non è infatti prevista una preparazione specifica (psicologica, sociologica ecc.) in tema d’infanzia. Una formazione particolare è indispensabile - riconosce. “Oggi, una specializzazione è richiesta sola ai presidenti di tribunale e di procura. La carriera procede per anzianità, per cui un giudice civile può chiedere di diventare giudice minorile senza essere obbligato ad avere conoscenze specialistiche nel campo  dell’infanzia”. Già, se come a capo della procura antimafia arrivasse un giudice tutelare. Ma non sarà venuto il momento di istituire il tribunale unico della famiglia?.

“Se ne parla da quasi trent’anni ormai. Ed è un’ipotesi che suscita reazioni contrapposte - risponde Fadiga - Personalmente sarei favorevole, ci sono all’estero esperienze positive. Ma potremmo fare qualcosa, da subito, anche in Italia, ad esempio istituendo, in tutti i tribunali civili, una sezione dedicata a questi problemi. Come ha fatto, da tempo e con successo, la Procura di Milano.